domenica 1 agosto 2010

2 agosto 1980

un Paese Civile non può dimenticare

domenica 27 giugno 2010

dare tempo al tempo

Spesso, troppo spesso, non riusciamo ad "aspettare". Vorremmo che ogni desiderio, ogni aspirazione si realizzasse subito.
Abbiamo perso completamente il gusto dell'attesa, viviamo proiettati nel futuro perdendo attimi di vita che non torneranno più. Siamo implacabili nel nostro correre verso il domani, progettiamo, programmiamo, esigiamo che anche gli altri si assoggettino al nostro volere.
E questo nostro correre è forse spesso una fuga da noi stessi, dalle cose che ci portiamo dentro , dai nostri dolori profondi e reconditi ai quali non vogliamo dare ascolto perchè pensiamo ci precludano un falso stare bene.
Diceva Seneca : " Mutano i cieli sotto i quali ti trovi, ma non la situazione interiore , poichè sono con te le cose da cui cerchi di fuggire."
Molti di noi percepiscono una sorta di insoddisfazione perenne che spinge sempre alla ricerca di situazioni nuove, ci fa paura la quotidianità, temiamo la routine che "ammazza" le emozioni. Certamente è un grande stimolo questo "sentire" perchè può essere impulso creatore , tuttavia diventa punto di forza nel momento in cui si equilibria con la capacità di "fermarsi" , ascoltarsi e darsi tempo.

domenica 23 maggio 2010

amare cos'è?

Partirò dalla fine, come mi ha suggerito un’amica. E la fine non è “vissero tutti felici e contenti”,ma alcuni vissero, qualcuno no, tutti hanno imparato ad amare..

Imparare ad amare, forse questo potrebbe essere l’inizio: qualcuno che desidera imparare a farlo, che intuisce che l’amore non è legame di sangue, che è accoglienza, appartenenza, desiderio profondo di donare, ma anche pazienza, comprensione, silenzio, forza, capacità di riconoscere i propri limiti e di chiedere aiuto quando è necessario.
Un figlio non è mai come un genitore se lo aspetta, perché è altro, è qualcuno che possiamo solamente accompagnare nel cammino di crescita sapendo che poi dovrà andare, percorrere la sua strada anche quando questa si fa difficile e dolorosa, quando passa attraverso il bisogno di ritrovare le proprie radici, di scoprire il perché un giorno qualcuno lo ha abbandonato. Tutti i figli sono altro, non solamente quelli adottivi, e tante volte soffochiamo con le nostre pretese le identità altrui.
Noi figli adottivi abbiamo vissuto lo strappo e questa ferita profonda ci accompagna per tutta la vita ed è lenita solamente dalla tenerezza che riceviamo. E’ un marchio indelebile, un tatuaggio nel cuore che ci fa riconoscere gli uni con gli altri, sentire fratelli coloro che hanno vissuto la nostra esperienza, anche se incarnata in storie profondamente diverse.
E’ fonte di dolore ma anche di gioia, perché ci ha tolto, ma poi ha ridonato molto più di quanto ci aspettavamo. E buono è quel genitore che insegna il rispetto e l’amore per coloro che hanno donato la vita. Comunque.

Noi genitori adottivi sappiamo la pena di non poter cancellare quel passato talvolta così doloroso e triste, sappiamo di essere impotenti e senza risposte quando occhi che non abbiamo generato e mani che non abbiamo gestato si tendono con una muta domanda : perché?
Amare è costruire insieme, un presente che si fa futuro e colma i vuoti del passato, laddove è possibile.

Ho vissuto l’esperienza dell’adozione come figlia, sorella e madre. Ho provato il senso totale di non appartenenza ed ho scoperto che si appartiene a coloro che ci amano. La mia debolezza , non avere radici, è divenuta la mia forza perché le mie radici sono ancorate profondamente nel terreno della vita.
Il mio albero non ha dato frutti, ma sui miei rami hanno trovato il nido piccoli generati da altri .

Ci vuole forse una vita per imparare ad amare e non è certo che ci si riesca: non esistono ricette per essere buoni genitori né buoni figli e questo vale per tutti. Adottare un bambino non è un atto di bontà o di generosità e neppure serve a compensare alcun vuoto. E’ un atto di grandissima responsabilità e disponibilità a farsi carico di qualcosa di bellissimo e dolorosissimo insieme. Ed ha un senso profondo viverlo in una coppia perché ri-generare alla vita è cosa che non si può fare da soli, c’è bisogno di maternità e paternità.

Anna Bonalumi

venerdì 30 aprile 2010

pensando

Scivolano
i pensieri

lentamente
si allargano
a spazi infiniti

subito
risucchiati
nel vortice
delle trappole

che la mente
non può eludere

mercoledì 7 aprile 2010

pensieri notturni

avere ali
per poter
tornare
indietro
nel tempo

fermare attimi
volti
sorrisi

tendere
fili
per non perdere
coloro che
inesorabilmente

percorreranno
strade
diverse

distogliere
ora
lo sguardo

voltarsi
avanti

non temere

anna bonalumi

domenica 28 marzo 2010

qualche nota sulla dislessia

A PROPOSITO DI DISLESSIA


La dislessia è una condizione ereditaria che rende difficile la lettura, la scrittura e il linguaggio, indipendentemente dall’intelligenza, e che colpisce il 5-6 % della popolazione scolastica.
Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha permesso di stabilire che si tratta di una caratteristica costituzionale, determinata biologicamente e non dovuta a problemi psicologici o di disagio socio-culturale, in particolare si tratta di un disturbo genetico relativo al cromosoma 6.
La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura e/o nel calcolo.
Il cervello delle persone dislessiche è caratterizzato da un maggior sviluppo dell’emisfero destro, infatti questi soggetti manifestano forza nelle aree dominate da questo emisfero, quali arte, sport e talento musicale, oltre ad un’elevata capacità di problem solving.

Molti soggetti sono riconosciuti dislessici in età precoce, molti invece solamente da adulti ma il mancato riconoscimento ha importanti conseguenze psicologiche, in quanto determina spesso l’abbandono della scuola e talvolta un futuro professionale di basso livello nonostante le potenzialità di creatività e di intelligenza che queste persone manifestano. Esso, inoltre, influisce negativamente sullo sviluppo della personalità e compromette un adattamento sociale equilibrato.

Per riuscire a leggere e scrivere i dislessici devono impegnare al massimo le loro capacità e le loro energie, si stancano molto ed impegnano molto tempo, sono lenti, troppo lenti, commettono errori, saltano parole e righe.
Un’altra caratteristica che segnala la presenza di dislessia è la sostituzione in lettura e scrittura di lettere con grafia simile quali ad esempio p b d g q - a/o - e/a o suoni simili: t/d - r/l - d/b - v/f.

Molti dislessici hanno difficoltà anche nei seguenti ambiti:
- ad imparare l'ordine alfabetico, i giorni della settimana, i mesi in ordine.
- nell'espressione anche verbale del pensiero, hanno un lessico povero e non memorizzano i termini difficili.
- a riconoscere le caratteristiche morfologiche della lingua italiana; quasi sempre le prestazioni grammaticali sono inadeguate.

Associata alla dislessia è spesso presente anche la discalculia, che implica queste difficoltà :
- imparare le tabelline
- fare calcoli in automatico
- fare numerazioni regressive
- imparare le procedure delle operazioni aritmetiche.

Praticamente tutti i dislessici hanno grosse difficoltà ad apprendere le lingue straniere, in particolare scritte, e la difficoltà maggiore è rappresentata dalla lingua inglese a causa delle differenze molto accentuate tra la scrittura e la pronuncia delle lettere e tra la pronuncia e la scrittura di una stessa lettera in parole diverse.


Anna Bonalumi

domenica 31 gennaio 2010

sei prezioso,,,,

Se la nota dicesse:
"Non è una nota che fa una musica..."
Non ci sarebbero le sinfonie!

Se la parola dicesse:
"Non è una parola che può fare una pagina..."
Non ci sarebbero i libri!

Se la pietra dicesse:
"Non è una pietra che può alzare un muro..."
Non ci sarebbero case!

Se la goccia d'acqua dicesse:
"Non è una goccia d'acqua che può fare il fiume..."
Non ci sarebbe l'oceano!

Se il chicco di grano dicesse:
"Non è un chicco di grano che può seminare il campo..."

Se l'uomo dicesse:
"Non è un gesto d'amore che può salvare l'umanità..."
Non ci sarebbebbero mai nè giustizia nè pace,
ne dignità ne felicità nella terra degli uomini.

Come la sinfonia ha bisogno di una nota,
Come il libro ha bisogno di una parola,ù
Come la casa ha bisogno di una pietra,
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua,
Come la messe ha bisogno di ogno chicco di grano,
L'umanità intera ha bisogno di te, là, dove sei
unico, e dunque insostituibile!

Michel Quoist